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Conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2020 n. 9, recante misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 (A.S. 1746)

Premessa

Su scala globale ed in termini macroeconomici, l’impatto dell’emergenza epidemiologica si sta rapidamente

connotando come uno shock con forte impatto recessivo. Nello scenario italiano, peraltro, tale shock si produce a carico di andamenti dell’economia reale che già segnalavano una sostanziale condizione di stagnazione. L’esercizio della quantificazione dell’impatto economico dell’emergenza è ancora in corso (tanto a livello internazionale, quanto con specifico riferimento al nostro Paese) ed è reso particolarmente complesso anche in ragione della rapidissima evoluzione della situazione epidemiologica e dei suoi contraccolpi su economia e finanza.

Ancora la scorsa settimana e nella prospettiva di una “crisi” concentrata nel trimestre marzo-maggio 2020, stimavamo – in particolare sulla scorta della caduta della domanda turistica – un impatto nell’ordine dello 0,7% del PIL. Tale previsione, ovviamente, andrà oggi rivista in ragione dei provvedimenti di contrasto della diffusione dell’epidemia – per via di contenimento territoriale e di rarefazione dei rapporti sociali – che interessano ormai l’intero territorio nazionale.

Primissime valutazioni riportate dalla stampa specializzate segnalano ora che il contrasto della recessione richiederebbe, per l’Italia, una politica di espansione fiscale nell’ordine di almeno due punti di PIL. Dal punto di vista della finanza pubblica, si viene dunque configurando l’esigenza di un importante ricorso al deficit. Occorre che, a livello europeo, si abbia piena consapevolezza della necessità di una risposta comune – a partire dall’attivazione del Fondo europeo di solidarietà – e di una risposta ad “un’emergenza straordinaria” che non può essere affidata a “regole e politiche ordinarie”.

In questo contesto, andrebbe finalmente tradotta in conclusioni operative l’ormai troppo lunga discussione sugli “eurobond” come strumento di finanziamento di un importante piano di investimenti europei. Così pure, si rende urgente l’adozione di misure “non convenzionali” da parte della Banca centrale europea: dal potenziamento del quantitative easing all’attivazione di linee di finanziamento dedicate alle imprese. In breve e con riferimento allo scenario italiano, servono misure nazionali: misure, cioè, che, in termini di inclusività e di dotazione di risorse, siano in grado di rispondere agli effetti economici di una emergenza epidemiologica che, a causa della rapidissima propagazione territoriale e di filiera, ha ormai assunto le connotazioni di una “questione nazionale”, con un impatto esteso a tutto il sistema economico italiano, certamente travalicando ogni perimetrazione in zone rosse, gialle ed arancione.

Le misure contenute nel decreto in esame sono state presentate come una prima risposta all’emergenza. Ne serve ora tanto l’estensione all’intero territorio nazionale, quanto una forte implementazione: per fronteggiare e ridurre in tempi rapidi l’impatto dell’emergenza sanitaria sulle imprese, ma anche per rilanciare il nostro sistema economico da troppo tempo in sofferenza.

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